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Quando il cibo e il design parlano la stessa lingua

 

Durante la Milano Design Week è interessante soffermarsi sulle relazioni fra il cibo e, appunto, il design. Tanto interessante che in questi anni il food design è una tendenza che sembra aver invaso sempre più i trend del momento.

Quando il cibo non nutre solo il corpo

ma il loro legame crea un progetto oltre il gusto, il cibo diventa design al fuorisalone.

Si mangia con tutti i sensi, si può apprezzare il cibo non solo per il suo gusto, ma anche per il suo aspetto e quindi “mangiarlo con gli occhi”, grazie ad una bella presentazione. 

Nutrimento e design vanno a braccetto, dalle stoviglie al packaging, passando per gli alimenti in senso più stretto, fino ad arrivare alle cene proposte come un’esperienza da vivere in modo non convenzionale. Tutto ciò si trasforma in un perfetto strumento di comunicazione. 

Durante i cinque giorni del Fuorisalone anche la cucina è protagonista nella sua versione piu’ spettacolare.. showcooking d’autore e spettacoli di food&design, percorsi gourmet a tema, insomma si potrà assistere  a numerose esibizioni

Che cos’è il food design

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati.

Spuntano, puntuali, gli immancabili dibattiti tra chi è indignato all’idea di rielaborare la cara vecchia cucina tradizionale e chi, invece adora la nuova visione di preparare il cibo.

Così, mentre il dibattito prospera, nascono… tazzine da caffè edibili, patatine a forma di ditale da intingere nelle salse, collane di cristalli di zucchero, biscotti a forma di splash, hamburger per non vedenti; per non parlare di oggetti che non si possono mangiare, fatti però con materiali commestibili: dai tavoli di pane alle lampade prodotte con fondi di caffè pressato.

Alcuni intendono il food design come mero impiattamento o abbellimento delle pietanze, in realtà c’è dietro un lavoro di progettazione e di studio dell’esperienza alimentare a tutto tondo, dall’ideazione e alla progettazione vera e propria di oggetti e alimenti che possano migliorare l’attuale rapporto uomo-cibo.

progetto

Dal packaging delle confezioni a piatti e posate, da nuove soluzioni di stoccaggio ad un modo rivoluzionario di godersi la convivialità di una cena.

Dietro ogni progetto di food design c’è una ricerca che mira a creare “oggetti” nuovi per il palate e per gli occhi: nuove consistenze, nuovi sapori, nuovi colori.

Il cibo non è piu’ empirico ma scientifico e tecnologico.

A fianco di tutto ciò, alcuni stellati cuochi del mondo, di tanto in tanto fanno entrare fra le opere del food design alcuni piatti , come:

il caviale di melone di Ferran Adrià alle “lenti a contatto” di caffè di Carlo Cracco.

Opere, sì, perché il food design, sembra molto vicino all’universo dell’arte, e per varie ragioni. Prima di tutto perché gli oggetti che propone sono spesso presenti solamente in mostre ed esposizioni di arte contemporanea.

I foodies

Ovvero gli appassionati di cibo, sono un numero sempre crescente. Guardano i tanti format televisivi , leggono i libri dei cuochi, comprano le guide enogastronomiche, vanno a caccia di rubriche nei quotidiani e, soprattutto, postano, postano, postano. È attraverso social network, blog e soci che cresce, moltiplicandosi a dismisura,

Il food design è un fenomeno sempre più in crescita, tanto da meritarsi un master promosso dalla Scuola politecnica di design di Milano e diretto da Antonello Fusetti: Food Design and Innovation.

Tra i docenti in cattedra cuochi stellati come Davide Oldani e tra le materie studiate la progettazione e gli strumenti del cibo, il rapporto cibo-turismo, il digital food e la comunicazione.