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12 invitati al Cenacolo Vinciano: a tavola con Gesù

 
il cenacolo di leonardo

Cenacolo Vinciano: Il menù a tavola con gesù

L’Ultima cena, realizzata tra il 1494 e il 1498,  è tra i dipinti più importanti e affascinanti del mondo, opera di Leonardo Da Vinci su incarico di Ludovico il Moro, al tempo reggente del Ducato di Milano.Il duca di Milano aveva finanziato importanti lavori di ristrutturazione e abbellimento di tutto il complesso; Donato Bramante aveva appena finito di lavorarvi, quando si decise di procedere con la decorazione del refettorio.

Il pittore lavorò il dipinto usando la tecnica classica della pittura su tavola, stendendo una tempera grassa su intonaco asciutto in modo da risaltarne i dettagli e renderne gli effetti più luminosi.

Tecnica che si rivelò  non ideale poiché col tempo l’opera iniziò a disgregarsi, subendo, così,  nei secoli diversi restauri terminati nel 1999.L’opera subì numerosi tentativi di restauro nel tempo, che cercarono di porre rimedio ai danni, stabilizzando le cadute e, spesso, provvedendo a vere e proprie ridipinture. Si tentò soprattutto di evidenziare i contorni offuscati, per recuperare la leggibilità generale, e di tamponare i fenomeni di degrado.

 

Ma cosa mangiarono Gesù e i suoi apostoli durante l’ultima cena?

A colmare questa curiosità è la giornalista Lauretta Colonnelli.

Il menù presenta erbe amare, pane azzimo, charoset, agnello arrostito e del vino.

Cenacolo Vinciano

12 invitati  al Cenacolo Vinciano: a tavola con Gesù 1

Cenacolo Vinciano: Erbe amare

Come antipasto la lattuga cruda, dove Gesù ci intinse il pane ( come da abitudine descritta nei racconti evangelici) e lo porse a Giuda esclamando ”uno di voi mi tradirà”.

In mancanza della lattuga si utilizzavano i germogli di cicoria o il sedano.

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Cenacolo vinciano: Charoset

Il nome del piatto deriva dall’ebraico ‘cheres, ovvero “argilla”.

Anch’esso crudo, è un impasto di frutta, per la maggiorparte di mele e noci, condite con cannella e miele come dolcificante. Il suo color marroncino ricordava la paglia che si mischiava col il fango.

Per altri invece simboleggiava il sangue degli ebrei versato durante le lotte, e quindi il composto veniva imbevuto di vino rosso.

Cenacolo Vinciano: Vino rosso

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Il sapore del vino. In una cantina di Tel Kabri, città cananea del 1600 a. C. nel nord di Israele, nel 2013 gli archeologi hanno trovato quaranta anfore di vino. Analizzando i residui secchi, hanno scoperto che al vino venivano aggiunti miele, ginepro, mirto, cannella, olio di cedro e resine varie.

“Benvenuti tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”  (Vangelo secondo Matteo),è ciò che disse Gesù durante l’Ultima cena tenendo in mano un calice di vino.

Come potreste immaginare, non è il nostro vino di oggi e non si tratta di puro vino, essendo, ai tempi, considerata un’offesa offrirlo. Gli archeologi hanno trovato diverse brocche e analizzandone i residui, ormai rinsecchiti, scoprirono che il vino era mescolato con spezie, frutta e resine con la convinzione che si conservasse più a lungo.

Cenacolo Vinciano: Pane azzimo

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E’ pane preparato con farina e cereali ma senza lievito.

Il passo della lievitazione veniva saltato per permettere agli ebrei di fuggire dall’Egitto al piu’ presto.

Di fondamentale importanza perché, secondo le prescrizioni ebraiche, Gesù istituì il sacramento dell’eucarestia durante la settimana pasquale, proprio con il pane azzimo.

Cenacolo Vinciano: L’agnello arrostito

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Il simbolo sacrificale per eccellenza che rappresenta Gesù Cristo.

Il rito dell’agnello nella Pasqua ebraica vuole ricordare la liberazione delle famiglie del popolo ebraico dall’Egitto.

Cenacolo Vinciano: Visita e Cena

Ultimamente alcuni ristoranti milanesi hanno dedicato un giorno alla settimana per la visita guidata al Cenacolo Vinciano e a seguire una cena a tema.

Noi che facciamo catering, da quando proponiamo  questo servizio a casa vostra dopo la visita al cenacolo, molti sono stati i clienti che ci hanno commissionato questo tipo di cena. Intrattenendo parenti in visita a Milano da altre città; o amici stranieri che da quando è uscito il libro di Dan Brown, sono sempre piu’ numerosi e curiosi di vedere l’ultima cena di Leonardo Da Vinci

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