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Pyeongchang Olimpiadi Invernali 2018: la Corea del gusto

 
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Pyeongchang 2018: i 23esimi Giochi Olimpici Invernali

Come molti sapranno, siamo nel mezzo dei XXIII Giochi olimpici invernali, inaugurati il 9 febbraio e che proseguiranno fino al 25. Si stanno svolgendo nella Corea del Sud, piu’ specificatamente a Pyeongchang.

Si tratta della seconda Olimpiade ospitata dalla Corea del Sud dopo l’edizione estiva del 1988, disputata a Seul.

Curling, hokey, sci e pattinaggio sono solamente alcune delle discipline sportive sulle quali si contenderanno il podio i migliori rappresentanti di 92 paesi del mondo.

Siamo naturalmente tutti molto affascinati dalle Olimpiadi. Permettono di vivere, anche se non in prima persona, le emozioni dello sport. Ancor meglio, chi gareggia scopre nuove culture e tradizioni.

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Olimpiadi Invernali 2018: la cucina coreana in una tradizione millenaria

In queste occasioni, una su tutte è la cucina, che si assapora in tutta la sua autenticità.

Le origini della cucina coreana risalgono a più di 2000 anni fa e durante questo tempo si è evoluta insieme con lo sviluppo culturale e sociale del paese. Questa cucina, anche se ancora non è così diffusa come quelle giapponese o quella cinese, sta crescendo in popolarità grazie alla sua ricchezza di sapori e di ingredienti sani che la rendono unica.

Generalmente i pasti coreani sono costituiti da tre piatti principali: Riso al vapore (bap), zuppa (guk) e contorni vari (banchan) che vengono serviti allo stesso momento.
In realtà il riso non è una pianta autoctona della Corea. Cereali come l’orzo e il miglio erano molto consumati e furono poi affiancati dal frumento, dal sorgo e dal grano saraceno. Il riso diventò il cereale prediletto durante il periodo dei tre regni di Corea (tra il I e il VII sec AC).

Ma vediamo nel dettaglio da cosa è costituita fondamentalmente la cucina coreana.

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Olimpiadi Invernali 2018: ingredienti sani e… mediterranei

Parola d’ordine: Soia. Veniva coltivata per fini alimentari già intorno al 1000-900 a.c.

La soia viene utilizzata per produrre il tofu (dubu), mentre i germogli vengono fatti saltare in padella e serviti come verdura. Viene anche condita e servita come piatto di contorno e utilizzata per produrre il latte di soia, ingrediente base del piatto di spaghetti coreani chiamato kongguksu. Un suo sottoprodotto è la polpa di soia che dona consistenza a stufati e zuppe.

 I noodles vincono il secondo posto degli ingredienti principali. Si mangiano con il japchae (un tipo di insalata) o il sundae (un tipo di sanguinaccio), oltre all’uso a noi piu’ noto come ingrediente secondario di zuppe e stufati.

Per quanto riguarda la carne, l’importanza che i coreani davano al bestiame suggerisce che non consumavano grandi quantità di manzo.  Le bestie erano utili come animali da fatica e macellarne uno avrebbe causato grossi problemi all’attività agricola; a causa di questa circostanza, il maiale e il pesce erano probabilmente consumati con maggiore frequenza. 

Il pollo, infatti, è spesso servito arrostito o brasato, con le verdure o nelle zuppe. Nella cucina coreana si utilizzano tutte le parti dell’animale, incluso il ventriglio, il fegato e le zampe. I polli giovani vengono brasati con il ginseng.

Infine, per ultimo ma non per importanza, le salse. I condimenti si dividono in fermentati e non fermentati. Tra i condimenti fermentati, vi sono il ganjang, il doenjang, il gochujang e gli aceti. Della categoria non fermentati e spezie, fanno parte il pepe nero, il pepe rosso, il pepe di Sichuan, la cordifolia, la mostarda, l’aglio, lo zenzero, il porro e l’erba cipollina.